La serigrafia iniziò in Cina intorno all’anno ‘500, estendendosi e sviluppandosi notevolmente in Giappone. In Europa, nel 15° secolo fu usata per la colorazione di carte da gioco e soggetti religiosi stampati in xilografia. Negli Stati Uniti si sviluppò nel 1800 anche per la colorazione e stampa sugli oggetti più vari (orologi, pareti, pavimenti...).
Dal greco sercòs, di seta e grafo, scrivo e incido. Gli incisori più ortodossi non ammettono questa tecnica fra quelle finora descritte, in quanto spesso il procedimento per ottenere la matrice atta alla stampa non viene eseguito dall’artista in persona, ma da un tecnico che riproduce un lavoro preesistente.
Ciò non toglie che alcuni artisti lavorino ancora rispettando i canoni dell’ “originalità” e sfruttino le potenzialità di questo tipo di stampa, senza ricorrere alla riproduzione fotomeccanica di un dipinto o di un disegno. La matrice serigrafica è un telaio su cui è teso un tessuto a trama aperta più o meno fine e la sua preparazione alla stampa consiste nel coprire zone di questo tessuto in modo da chiudere la trama; in fase di stampa l’inchiostro, spinto da uno “spremitoio” in gomma, che viene fatto passare inclinato e con pressione sul telaio, passa attraverso le zone di tessuto lasciate aperte e va a depositarsi sulla carta sottostante.