Acquaforte


L’Acquaforte ha cinque secoli e moltissimi artisti hanno usato questa tecnica, dal Dürer a Rembrandt, dal Canaletto a Picasso. Il primo in Italia fu il Parmigianino (1503-1540). La tecnica dell’acquaforte è abbastanza complessa. Bisogna innanzitutto preparare una lastra di rame o di zinco coprendola tutta con un sottile strato di cera d’api. Per eseguire il disegno l’artista usa un bulino. La punta non incide il metallo, ma graffia la cera. La lastra viene quindi immersa nell’acido nitrico (anticamente detto acqua - forte) che va a mordere le parti rimaste senza la protezione della cera.

Ogni segno eseguito dall’artista diventa così un solco scavato nel metallo. Incomincia la fase della stampa. La lastra, ripulita dalla cera, viene coperta da un inchiostro solido. Si torna a pulire e ripulire la stessa lastra finché lo straccio usato rimane bianco: l’inchiostro c’è ancora, ma solo nei solchi scavati dall’acido. Finalmente si stampa. La lastra viene posata sul piano del torchio e la pressione dei rulli fa sì che l’inchiostro, cioè l’immagine eseguita dall’artista, si trasferisca su un foglio di carta, inumidito in precedenza.

Tutto il lavoro, dall’inchiostrazione alla stampa, viene fatto manualmente; e deve essere ripetuto per ogni foglio. Manuale, ovviamente, anche la preparazione e l’incisione della lastra.